Perché mio figlio si annoia al museo? Tips di un’esperta ed errori da evitare

Consigli per visitare un museo con bambini, Chiostro del Bramante
Manuela Rosellini, autore di Family Go
Tempo necessario: 1 giorno
Età bambini:  1-3 anni, 4-12 anni, 13-18 anni

Insieme a Titti Lepore, guida turistica da oltre 30 anni, abbiamo cercato di capire cosa è cambiato nei giovani visitatori, quali musei scegliere con i bambini più piccoli e come coinvolgere gli adolescenti, facendo dello smartphone un alleato. E poi quali aspettative, abitudini e sovrastrutture noi adulti possiamo provare a sfrondare per entrare davvero più in sintonia con loro.

I musei, anche in Italia, parlano sempre di più ai bambini. Itinerari semplificati, pannelli alla loro altezza, laboratori, installazioni interattive. E noi stessi scegliamo più spesso rispetto al passato di visitare mostre, collezioni permanenti e siti archeologici insieme ai nostri figli.

Eppure non sempre fila tutto liscio. E se le aspettative restano deluse finiamo per chiederci: “perché mio figlio – o mia figlia – si annoia al museo?”

Visita guidata con Titti Lepore. © M. Rosellini
Visita guidata con Titti Lepore. © M. Rosellini

Come nel caso della vacanza perfetta con i bambini, non abbiamo una ricetta segreta da proporvi, ma abbiamo cercato di capirne di più insieme a Titti (Concetta) Lepore, storica dell’arte e guida turistica, presidente e co-fondatrice insieme a Barbara Gilone dell’Associazione Culturale La MAGE – Arte per bambini. Dal 1995 – sì, avete letto bene! – organizza visite guidate osservando come bambini e famiglie vivono musei, arte e cultura.

Abbiamo perciò raccolto i suoi consigli per visitare un museo con i bambini.

Primo consiglio: che esperienze museali per i bimbi più piccoli?

Partiamo da una delle domande più frequenti tra i genitori: a che età si può cominciare a portare un bambino al museo? Titti ci invita però a ribaltare la prospettiva e a chiederci: quale museo scegliere? E la distinzione non è banale.

Un conto sono i musei per bambini, realtà di indiscussa qualità ma progettate fin dall’inizio pensando ai più piccoli. O i musei volutamente trasversali e giocosi, come quelli delle illusioni. Un altro è avvicinare i bambini ai musei “tradizionali”.

Museo Civico di Zoologia con bambini piccoli
Museo Civico di Zoologia con bambini piccoli. © M. Rosellini

Già dai 3-4 anni, ci dice Titti, si può iniziare. L’importante è essere consapevoli dei loro tempi e della loro soglia di attenzione che, a quell’età, può esaurirsi dopo un quarto d’ora, mezz’ora nei casi più fortunati. A quel punto stare ancora fermi, per di più in piedi, diventa difficile e insistendo corriamo il rischio non solo della tanto temuta noia, ma di coltivare un ricordo negativo di tutta l’esperienza.

Per questo, con i bambini molto piccoli, può essere utile iniziare da musei che non pesino troppo sul budget familiare, così da sentirsi liberi di interrompere la visita quando serve, senza la sensazione di dover “ammortizzare” il biglietto. Ci sono tantissimi musei dai costi contenuti, che propongono gratuità fino a 18 anni o biglietti famiglia molto convenienti. Nei musei e siti statali ad esempio gli under 18 non pagano e si può approfittare della “Domenica al Museo” (ogni prima domenica del mese) in cui tutti entrano gratis (stando però attenti al rischio affollamento in questo caso).

Villa Pamphili a Roma, visite per bambini
Villa Pamphili © M. Rosellini

Un altro consiglio è quello di scegliere ville, parchi archeologici e siti all’aperto, dove i bambini possono muoversi con maggiore libertà, sedersi a terra, giocare e, quando possibile, correre un po’, allungando in modo naturale i tempi della visita.

A Roma, per esempio, con i piccoli, meglio le Terme di Caracalla che i Musei Vaticani. Non bisogna avere fretta di anticipare i tempi!

Anche le mostre temporanee, ci spiega Titti, possono essere impegnative a quell’età, tra sale spesso buie e ambienti affollati. In questo caso, però, può valere la pena fare un’eccezione se si tratta di un’esposizione che difficilmente tornerà a breve.

Non siamo a scuola: è bello sbagliare, divertirsi e giocare

Louvre con bambini
Louvre con bambini © E. Fasan

Per il secondo consiglio Titti ci svela un piccolo segreto alla base delle visite guidate: non importa quanto un bambino “impari” nel senso più stretto del termine! Non dobbiamo confondere l’esperienza museale con la scuola e la didattica in generale. Ciò che conta è avvicinarli al bello. In un mondo pieno di difficoltà, arte e archeologia sono bellezza, libertà, e devono far venire voglia di uscire e guardarsi intorno.

Durante le uscite in gruppo con le famiglie, ci racconta poi, si fanno domande, quiz, indovinelli. Ma si tratta di giochi e si sa che i bambini possono non conoscere la risposta o semplicemente non ricordarla. E invece noi genitori spesso facciamo l’errore di intervenire, suggerendo la risposta o incalzandoli con frasi come: “Ma non ti ricordi? Ne avevamo parlato…”.

Invece è bello sbagliare, divertirsi, giocare, ci si ride sopra. Non stiamo valutando una performance.

In questo senso sono molto interessanti anche le feste di compleanno, proposte da diverse associazioni e organizzate nel rispetto degli allestimenti, che possono trasformare il museo, una villa o un sito archeologico in un luogo di vita, dove costruire storie che lasciano nel cuore ricordi positivi. Per imparare, poi, c’è sempre tempo.

Nanna al Muse di Trento
Nanna al MUSE © MUSE Trento

Altrettanto coinvolgenti, aggiungiamo noi di FamilyGO, le formule delle “Notti al museo” (Ben Stiller insegna!), come la Nanna al MUSE di Trento o la Notte con gli Squali all’Acquario di Genova. Avere molte ore a disposizione permette ai bambini di vivere le sale in una forma completamente diversa: non più soltanto luoghi seriosi in cui stare fermi, in piedi e in silenzio, ma spazi da esplorare e abitare.

Tecnologia o cartaceo, il grande dilemma: cosa scegliere?

Visita ai Fori Imperiali con scheda gioco.
Visita ai Fori Imperiali con scheda gioco. © M. Rosellini

Molto è cambiato negli ultimi anni nel modo in cui i giovani si approcciano ai musei. Uno degli aspetti più evidenti è il calo generale della soglia di attenzione che però, precisa Titti, riguarda tanto i bambini quanto gli adulti. Questo si traduce in un effetto noia molto più repentino che in passato e in una necessità, per chi fa visite guidate, di alleggerire i materiali di supporto alla visita. Ma alleggerire non significa virare tout court verso la tecnologia. Le schede cartacee, pur oggi più brevi e immediate, rimangono comunque uno strumento prezioso, perché aiutano i bambini a concentrarsi e a confrontarsi con un elemento fisico.

Il consiglio allora è portare nello zaino, anche in un’uscita in autonomia, qualcosa su cui scrivere, colorare o scarabocchiare: un foglio bianco, un disegno a tema, qualche frase o una piccola traccia da seguire.

Visita guidata con visori 3d VR Roma Imperiale
Visita guidata con visori 3D © M. Rosellini

Ma c’è una tecnologia da consigliare? Secondo Titti, soprattutto i visori 3D. Ai bambini piacciono da impazzire perché strizzano l’occhio all’universo virtuale e possono essere utilizzati già a partire dai 6 anni. Una buona idea può quindi essere scegliere un museo che li integri nel percorso, come ci è capitato a Perugia Sotterranea, oppure una visita guidata che alterni camminata, racconto e momenti di visione tridimensionale. Noi, per esempio, ne abbiamo provata una con i visori proprio nel centro storico di Roma.

Supporti audio per bambini al Museo Rossini di Pesaro
Supporti audio per bambini © M. Rosellini

Aggiungiamo, per esperienza diretta, che anche i supporti musicali si sono rivelati più volte una risorsa efficace, perché sono in grado di mantenere viva l’attenzione e al tempo stesso allentare il ritmo.

Ostia Antica guida bimbi
Audioguida per bimbi © M. Rosellini

Infine ci sono le audioguide: pur non potendo sostituire il valore del contatto umano con una guida, sono una valida alternativa. Oltretutto sempre più mostre e musei ne prevedono di speciali for kids. E qui vi dobbiamo confessare che persino noi adulti qualche volta le abbiamo preferite a quelle tradizionali!

Preadolescenti e ragazzi: i tips che possiamo copiare dalle guide!

Mostre e musei con adolescenti
Mostre e musei con adolescenti © M. Rosellini

Con preadolescenti e ragazzi è invece impossibile, oltre che controproducente, mettersi apertamente in conflitto con la tecnologia. Lo stiamo scoprendo anche nei vari viaggi con adolescenti che vi raccontiamo, e le esperienze culturali non fanno eccezione. Titti ci conferma che gli smartphone possono diventare dei buoni alleati.

Così, ai ragazzi può essere chiesto di scattare fotografie e poi di riguardarle insieme: ognuno sceglierà infatti una prospettiva, un dettaglio o un soggetto diverso. Oppure si può chiedere loro di cercare online il significato di un termine sconosciuto in rete e discuterne.

Altri spunti possono venire da originali canali Youtube, come “l’Arte spiegata ai truzzi“. Ideato da Paola Guagliumi, storica dell’arte, guida turistica ed ex insegnante, racconta opere e artisti con un linguaggio ironico e volutamente irriverente. Potreste divertirvi insieme a trovarne altri!

Outdoor Escape a Castel Prösels in Alpe di Siusi, lucchetti
Outdoor Escape a Castel Prösels © M. Rosellini

Dai 10 anni in su funzionano bene anche cacce al tesoro più articolate e giochi di tipo escape, indoor o outdoor, che trasformano la visita in una piccola sfida da risolvere. Noi, per esempio, abbiamo provato un’esperienza di outdoor escape a Castel Prösels, in Alto Adige.

Infine, per nostra esperienza diretta, possiamo consigliarvi di proporre musei o siti archeologici che sono stati location di film o serie tv… perché l’idea di “entrare nel set” ha sempre il suo effetto wow. In generale, e questo vale per tutte le età, cercate di costruire esperienze collegate ai loro interessi.

Prima della visita: prepararli o no?

Libro gioco Otzi per bambini
Libro gioco Otzi © M. Rosellini

Anche su questo Titti ha le idee piuttosto chiare: meglio non preparare troppo i bambini prima della visita. Se un genitore vuole anticipare qualcosa raccontando una storia o accendendo la curiosità su ciò che vedranno, benissimo. Diverso è proporre in anticipo letture specifiche.

Oggi esistono libri per bambini molto validi dedicati all’archeologia, alla storia e all’arte. Però funzionano meglio dopo la visita, lasciando prima spazio all’effetto sorpresa. Leggere in anticipo può infatti creare aspettative precise su ciò che si troverà al museo, che non sempre corrispondono all’esperienza reale. Sfogliare insieme quello stesso libro dopo, invece, permette al bambino di riconoscere ciò che ha visto e di esclamare: “Questo c’era! L’ho visto anch’io”.

Il consiglio finale: meno aspettative e più leggerezza

Non è sempre facile, ma vale la pena – e dobbiamo allenarci in questo! – provare a non trasferire sui bambini la nostra idea di una visita “riuscita”: quanto dovrebbe durare, quanto dovrebbero capire, in che modo dovrebbero seguire o quante cose dovrebbero ricordare una volta usciti. Tra l’altro spesso i bambini rielaborano ciò che hanno visto anche molto tempo dopo, facendo riaffiorare dettagli che ci sembrava non avessero colto affatto. Magari perché durante la visita si muovevano, apparivano distratti o restavano un po’ in disparte.

E la stessa noia può giocare un ruolo fondamentale: può aiutare un bambino a capire che, in quel momento, un certo argomento non lo interessa oppure, al contrario, lasciare spazio a un pensiero inatteso, una domanda, un’idea nuova.

Bambini all'opera al Van Gogh Museum
Bambini all’opera al Van Gogh Museum © M. Rosellini

In questo senso, paradossalmente, secondo noi di FamilyGO, sperimentare l’esperienza museale all’estero può essere un’occasione preziosa per cambiare prospettiva. Liberati dall’eccesso di spiegazioni, i bambini osservano, interpretano e volano di fantasia molto più liberamente.

E spesso trovano musei che dedicano loro un’attenzione sorprendente, anche al di fuori delle visite guidate. Quando siamo entrati al Van Gogh Museum di Amsterdam, per esempio, sono stati consegnati a bimbi e ragazzi, oltre all’audioguida, foglio, matita e cartoncino d’appoggio: un invito semplice, libero e quasi poetico, che ci ha colpito e conquistato.

Per maggiori info sul lavoro di Titti Lepore, potete consultare il sito www.arteperbambini.com/.

In sintesi: i consigli per visitare un museo con i bambini e non sentirsi dire “mi annoio”

Ecco i consigli che abbiamo raccolto dalla nostra intervista a Titti (Concetta) Lepore, storica dell’arte e guida turistica dal 1995 per rendere una visita al museo piacevole e coinvolgente anche per i bambini:

– con i più piccoli, scegliere il museo giusto: già dai 3-4 anni si può iniziare, ma meglio puntare su visite brevi, musei economici o gratuiti e luoghi all’aperto come ville e parchi archeologici, dove è più facile muoversi liberamente;

– ricordare che la visita deve aprire la mente al bello: non importa ricordare tutto o dare sempre la risposta corretta;

– portare fogli su cui disegnare e scarabocchiare: aiuta a mantenere la concentrazione;

– scegliere mostre e musei con audioguide per bambini, meglio ancora la visita guidata per famiglie;

– sì a proposte culturali che utilizzano visori 3D e/o supporti musicali;

– con preadolescenti e adolescenti, farsi alleati smartphone, web e social: fotografie, ricerche online; funzionano anche location legate a film, serie TV o interessi personali, cacce al tesoro ed escape game;

– meglio non preparare tutto in anticipo: una storia o un piccolo indizio possono accendere la curiosità, ma libri e approfondimenti spesso funzionano meglio dopo, quando i bambini possono riconoscere ciò che hanno appena visto.

 

Copyright: FamilyGO. Foto di M. Rosellini; E. Fasan; MUSE Trento

Pubblicato in