Partire con un figlio alla volta, anche solo per una gita o un weekend, si può. E porta benefici a tutta la famiglia. Anche a chi resta a casa. A due condizioni: che sia una soluzione davvero condivisa e apprezzata da tutta la famiglia e che si adottino piccole attenzioni per far sentire tutti speciali. La parola alla psicologia.
Si scrive “viaggi one child only“, si legge “in vacanza con mamma e/o papà tutti per me“. E’ una tendenza che si è affermata da qualche anno a questa parte e che trova sempre più estimatori. Il trend più comune è quello viaggi mamma-figlia, ma anche quelli padre-figlio stanno diventando sempre più popolari. Qualunque sia la combinazione, in ogni caso, il senso è quello di smarcarsi, anche solo per un breve momento, dalla vacanza che coinvolge necessariamente tutta la famiglia (con gli inevitabili compromessi che ne derivano) e di regalare a ogni figlio un piccolo o grande momento tutto per sé. Senza fratelli maggiori o minori.
A dare visibilità ai viaggi one child only soprattutto una intervista rilasciata nell’estate 2024 dalla psicologa clinica Lisa Long alla rivista Travel + Leisure e subito ripresa dalle principali testate, specializzate e non, fino a diventare un vero e proprio must. A noi di FamilyGO la parola must non sempre piace, perché sembra sottendere un giudizio di valore, perché sembra dire che è necessario e cool fare qualcosa, in questo caso partire con un figlio alla volta. E invece ci sono mamme che non lascerebbero mai a casa un figlio, nemmeno potendo, e va benissimo così!
Diciamo solo che, se le condizioni e i desideri delle famiglie lo consentono, viaggiare con un solo figlio alla volta presenta dei vantaggi che vale la pena approfondire.
Viaggi one child only: quali vantaggi?
Lisa Long, e in genere gli psicologi che si occupano di dinamiche familiari evidenziano come un viaggio tutto per sé con mamma o papà (o entrambi) contribuisca a far sentire il bambino un po’ più speciale del solito essendo l’unico destinatario delle attenzioni dei genitori. La cosa, in realtà, è ancora più sottile: il bambino si sente considerato, un po’ più che a casa, un individuo unico e non il componente di un gruppo sociale (la famiglia) e questo può rafforzare l’autostima e migliorare la qualità dei rapporti.
La vacanza può davvero essere costruita interamente attorno alle sue esigenze (orari, abitudini, preferenze) senza che i genitori debbano continuamente ricorrere a un lavoro di mediazione e ricerca di compromessi che talvolta può essere fonte di stress e logorio. Figli gratificati e genitori rilassati, allora: quale occasione migliore per conoscersi ancora meglio, liberi dalle piccole o grandi fatiche e responsabilità quotidiane? I genitori possono vedere i figli, soprattutto i secondo o terzogeniti, come creature “nuove” di cui non hanno mai potuto godere appieno, occupati come sono sempre stati dalla cura dei primogeniti e dei nuovi arrivati. E i figli possono scoprire una versione inedita di mamma e papà, più giocosa e meno “responsabilizzata” dalla necessità di far funzionare tutto (e accontentare tutti).
“Mamma o papà tutti per me”, ma a piccole dosi: la parola all’esperta
Oltre che da un punto di vista clinico e familiare, la questione può essere affrontata anche da un punto di vista sociale. Ne abbiamo parlato con Roberta Maeran, docente di Psicologia del Turismo all’Università di Padova. Il senso della vacanza, da sempre, è quello di una “inversione rituale”: la vacanza è tale se segna una discontinuità con la vita quotidiana, se la rende diversa a livello di ritmo di vita, abitudini, comportamenti e atteggiamenti. Un viaggio only child only è forse il cambiamento per eccellenza in quanto interviene sulla composizione stessa del nucleo familiare e, seppur temporaneamente, sulle relazioni reciproche. La diffusione di queste pratiche, a ben guardare, parla anche di noi e di come la famiglia sia cambiata nel tempo. Quanta distanza, ad esempio, dalla classica “villeggiatura” di solo qualche decennio fa…

Serve però una certa accortezza, continua Roberta Maeran: “un aspetto importante nella vacanza familiare – come tradizionalmente intesa – è la condivisione, lo stare insieme (dato che la vita quotidiana, spesso, tende a dividere, più che a unire). La vacanza one child only potrebbe allora essere la risposta a richieste dettate da interessi specifici (eventi sportivi, ad esempio) e quindi da prendere in considerazione in casi eccezionali, o comunque a piccole dosi”.
E chi resta a casa?
In maniera forse controintuitiva, se ben gestita la cosa può avere vantaggi anche per il figlio che rimane a casa (a patto che abbia a sua volta l’opportunità di partire senza fratelli). Anche lui, in fondo, ha un genitore (quello che non parte) o i nonni tutti per sé e – a sua volta – si riscopre unico e speciale nella sua identità individuale. L’importante è che anche il tempo a casa sia un tempo di qualità (magari con qualche attività diversa dall’ordinario) e non una semplice attesa del ritorno di mamma e fratello/sorella e della ricostituzione del nucleo originario nella sua interezza.

Capire che si può essere famiglia – nel senso più pieno del termine – anche se non si è tutti fisicamente nello stesso posto può, inoltre, essere una buona “simulazione” per affrontare con meno apprensione eventuali situazioni di “separazione forzata”, magari per necessità lavorative o familiari di uno dei due genitori.
Ogni famiglia sa cosa è meglio per sé
Si tratta, ovviamente, di un argomento delicato e nel quale non esiste una verità assoluta, ma solo valutazioni che dipendono da ciascuna famiglia. Ci sono ragioni legate, in primis, alle abitudini di ciascun nucleo familiare, altre legate alle età dei figli, altre ancora legate alle disponibilità economiche o al tempo in cui ciascun genitore può assentarsi dal lavoro. Non ultimo, chi si occupa degli altri figli quando il “fortunato” parte? Nella maggior parte dei casi si tratta dell’altro genitore, qualche volta – specie se i bambini sono più grandicelli – dei nonni.
E’ quello che è capitato a noi quando siamo partiti per una mini-crociera a bordo di una nave Costa. Proprio in quei giorni la “grande” di casa aveva la sua gita di due giorni (con tanto di pernottamento, sante maestre!) del quarto anno della scuola primaria e ci ha comunicato che non ci pensava nemmeno a rinunciarvi per venire in vacanza con noi! Per noi è stato assolutamente naturale affidarla alla nonna che abita al piano di sotto e partire con la secondogenita in assoluta serenità, ma appunto si è trattato di una dinamica già sperimentata, con un parente (molto stretto) che è parte integrante della nostra quotidianità. Non tutti – nel bene e nel male – vivono così vicini ai nonni e quello che è stato normale per noi non necessariamente lo è per tante altre famiglie.
La cosa più bella? Che entrambe le nostre figlie quella settimana hanno avuto quello desideravano. Ginevra la sua gita con i compagni di classe (che ricordo indimenticabile!) ed Elettra, per la prima volta, una vacanza da sola con mamma e papà. Ancora oggi, a distanza di quasi due anni, ci dice che è stato il suo viaggio più bello…
Piccole strategie per far sentire ogni bambino speciale
Che poi, capiamoci, non è necessario imbarcarsi per una crociera, attraversare l’oceano o andare dall’altra parte del mondo per regalare a un figlio (anzi a ciascun figlio!) un viaggio tutto per sé. A volte basta una gita in una città d’arte (e noi Italiani in questo siamo molto fortunati!), un’attività per famiglie al museo o una delle tante avventure che si possono vivere in giornata (qui vi raccontiamo l’esperienza del Treno del Bernina in giornata). Questo specie se si tratta di un’esperienza nuova (del cui successo non si ha certezza) o si vogliono contenere i costi.
Piccola esperienza personale. Negli ultimi cinque anni mi sono “regalata” una seconda laurea: la mia piccolina aveva due anni quando mi sono iscritta alla triennale e ne ha compiuti sette quando ho finito la magistrale; praticamente mi è cresciuta sotto gli occhi tra un esame e l’altro! Tempo sottratto alle mie figlie? Molto, probabilmente. Come ho cercato di “farmi perdonare”? Fissando un piccolo appuntamento alla fine di ogni esame, una gita appunto, anche solo un’uscita a pochi km da casa (noi abitiamo in Veneto e ci piacciono molto le proposte didattiche dell’Orto Botanico di Padova) con una figlia alla volta.
E se siete sportivi, anche correre in famiglia può essere un’ottima (e spesso economica) per riservarsi del tempo con un solo figlio, magari il più grandicello.
Piccole cose, dunque, che con un po’ di fantasia e tanta creatività possono sembrare una vera vacanza. I più fortunati, in genere, sono i primogeniti che – fisiologicamente – godono di qualche anno in più di vacanze da soli con mamma e papà. Il problema è che molto spesso, specie le la distanza tra fratelli è ridotta, non se ne ricordano….
In sintesi: partire con un figlio alla volta, sì o no?
Quanto qui condiviso deriva dalla nostra esperienza di mamme e psicologhe in viaggio per la redazione di FamilyGO. Ricapitolando possiamo dire che:
– viaggiare con un figlio alla volta può essere utile al benessere di tutta la famiglia perché fa sentire ogni figlio speciale
– non è necessario partire per un viaggio lunghissimo o lontanissimo: anche le piccole esperienze possono aiutare ogni bimbo a sentirsi un individuo unico e non “solo” parte di un sistema sociale più ampio
– è importante garantire la stessa possibilità a ogni figlio e pianificare con attenzione non solo il viaggio, ma anche la quotidianità di chi rimane a casa
– la cosa più importante è la serenità di tutta la famiglia, quindi viaggi one child only sì… ma solo se tutti sono d’accordo e chi parte e chi resta vive il tutto con naturalezza.
Copyright: FamilyGO. Foto di E. Fasan; M. Rosellini; M. Grotto




