Il nostro viaggio nel Salento con i bambini ci ha fatto scoprire un luogo meraviglioso, ricco di bellezza, il Mediterraneo più autentico, un viaggio nella storia – tra castelli, masserie, ulivi millenari, musei e arte antica – e nel gusto, con suggestioni culinarie indimenticabili, e sempre circondati dall’azzurro del cielo, del mare e da un diffuso buonumore della gente.
Il Salento, meta preferita per le vacanze estive, affascinante incrocio di 2 mari, Adriatico e Ionio, che alterna scogliere a picco su un mare talmente turchese da togliere il fiato a spiagge caraibiche di sabbia fine e bianca, mostra ai turisti fuori stagione una grande anima, che da Lecce ci porta verso l’entroterra per aprirci alle sue tradizioni più vere.
Un viaggio appassionante in un luogo dove l’Oriente incontra l’Occidente, dove il cielo d’inverno è più azzurro e terso che mai, dove la gente ti accoglie offrendoti il meglio che ha: buon cibo, artigianato, bellezze artistiche e architettoniche, natura, eventi coinvolgenti e passione, tanta passione.

Il mio timore tornando nel Salento dopo tanti anni, era quello di non ritrovare più quell’anima che da bambina mi aveva lasciato dei ricordi incancellabili: sterminate campagne di terra rossa con gli ulivi attorcigliati, che ci davano il benvenuto in Puglia, le signore che preparavano le orecchiette in casa lasciando le porte aperte e si lasciavano sbirciare dagli occhi dei turisti e dei monelli, l’ora della sfornata dei “rustici”, immancabile alle sette della sera al bar di Leuca fronte lungomare, ritrovo dei locali e di pochi turisti.
E ancora, i pasticciotti della mattina zeppi di crema, il pane di grano duro cotto a legna con la crosta nera e croccante, i pomodori che compravamo a casse portati al mercato dai contadini, le borsette di giunco intrecciate che mi avevano regalato i miei genitori e che ancora serbo tra le mie cose più care. Per non parlare del mare, della meravigliosa spiaggia caraibica di Torre Vado, dei tuffi al Ciolo, dei ricci che mangiavamo al porto di Gallipoli, o dei polipi che venivano pescati a riva sugli scogli…

Se il desiderio di tornarci dopo trent’anni era grande, dall’altro la mia paura era quella di trovare un Salento diverso, più turistico, snaturato nelle sua essenza vitale. Del resto la fama di luogo incantevole è arrivata ovunque in Italia ed Europa; sono stati aperti nuovi alberghi e case vacanza, mentre ville padronali e masserie sono diventate eleganti regge con piscine.

La sorpresa invece, lungo il mio viaggio con i bambini nel Salento d’inverno, è stata quella di poter rivivere tutte le sensazioni di quando ero bambina, e oltre a ciò mi ha fatto conoscere una realtà ancora più incisiva, ancora più interessante, rispetto a un viaggio d’estate, quando il mare ci attrae più di tutto e ci distoglie dallo sguardo curioso verso le persone, le cose, la natura.
Lecce: una città bella e vivace da visitare con i bambini

Lecce, capoluogo del Salento, è una città di dimensioni raccolte, molto affascinante e molto facile da visitare con i bambini, grazie al suo centro urbano pedonale e al fatto che diverse attrazioni si raggruppano in uno spazio percorribile a piedi.
Anche fuori stagione il centro di Lecce resta vivace, tra locali, botteghe, musei e iniziative culturali. Una città raccolta, facile da visitare a piedi, colta e molto, molto bella. Ce ne rendiamo conto passeggiando tra le sue vie ricche di storia, dove gli scavi della città romana sono a cielo aperto e i suoi monumenti ed edifici barocchi di eccellente finitura, decorano il panorama urbano.
La magnificenza del Duomo illuminato la sera, o ancora più la facciata della Chiesa di Santa Croce, emblema e perfezione del barocco leccese, lasciano trasparire un passato di ricchezza e benessere, di re e nobiltà, di scambi commerciali con tutta Europa grazie all’olio lampante, che veniva prodotto nel Salento e serviva a illuminare città e palazzi di tutta Europa. Storia su cui ci addentreremo fino in fondo lungo il nostro itinerario.
A Lecce da visitare con i bambini vi segnaliamo: il Castello dell’imperatore Carlo V e il Museo della Cartapesta ubicato nello stesso Castello (la cartapesta è una tradizione tipicamente leccese, sopravvissuta fino ai giorni nostri grazie al lavoro meticoloso delle botteghe artigiane sparse in tutta la provincia); il Museo Archeologico (MUSA), con un percorso che mette in luce la storia del Salento dalla preistoria al medioevo, arrivando fino all’Oriente mediterraneo; il Teatro Romano; il Museo Castromediano con interessanti reperti archeologici rinvenuti in Salento riferiti alla preistoria e alla dominazione messapica e romana; non ultimo il MUST, Museo storico della città di Lecce, museo civico che ospita mostre temporanee, arte contemporanea e una sezione archeologica permanente dedicata alla Lecce messapica, romana e medievale. Per approfondire: https://www.comune.lecce.it/vivi-lecce/musei-e-gallerie.
Il Salento nella Terra di Mezzo dove l’Oriente incontra l’Occidente
Partiamo alla volta dell’entroterra, in quella zona dove, per una lunghissima dominazione bizantina, rimangono testimonianze pregiate dell’arte d’Oriente e attraverseremo anche la Grecìa salentina, isola linguistica ellenofona, che raggruppa oggi 12 comuni, in cui fino a poco tempo fa si parlava correntemente il griko, un dialetto chiamato anche neo-greco, che noi abbiamo avuto la fortuna di ascoltare dalla voce di un anziano di Sternatia.
Il paesaggio che da Lecce ci porta nell’entroterra conserva elementi identitari straordinari – la terra rossa, i muretti a secco, le masserie e gli ulivi – ma non è rimasto immutato: l’epidemia di Xylella ha profondamente segnato il patrimonio olivicolo salentino e oggi il territorio è interessato da importanti interventi di rigenerazione del paesaggio.

La prima meta è Carpignano Salentino a pochi chilometri da Lecce. Luogo in cui l’arte bizantina mostra la sua apoteosi nella Cripta di Santa Cristina, chiesa rupestre famosa perché contiene gli affreschi firmati e datati più antichi della Puglia (si parte dal 959 d.C. fino alla seconda metà dell’XI secolo). Santa Cristina è raffigurata con gli occhi a mandorla, come un’imperatrice orientale, con le scarpette rosse. Per informazioni aggiornate sulle modalità di visita potete consultare la scheda ufficiale del Comune di Carpignano Salentino.

La nostra seconda meta è Galatina dove si trova un capolavoro dell’arte tardo-medievale: la Basilica di Santa Caterina d’Alessandria. Fatta edificare a partire dal 1381 da Raimondo Orsini Del Balzo, Conte di Lecce e Principe di Taranto, su una antica chiesa bizantina, per affermare la supremazia della chiesa latina su quella greco-ortodossa, questa immensa basilica è importante per un vasto e stupefacente ciclo di affreschi, incontro di 3 scuole pittoriche: la giottesca, la scuola locale bizantina e la tedesca. L’opera fu terminata dalla sua ambiziosa moglie, Maria d’Enghien che fece ritrarre anche se stessa e altri personaggi della corte intrecciati alle storie dei santi.

Ma Galatina è famosa anche per la Taranta. Luogo di pellegrinaggio di molti studiosi e turisti è la piccola chiesa sconsacrata di San Paolo, dove le tarantate venivano per purificarsi dal morso del ragno, e ballavano la pizzica per scacciare il male e guarire.
E a Galatina vi fermate anche per assaggiare i pasticciotti, il dolce tipico salentino, di crema d’uovo e pasta frolla, che è stato inventato proprio a Galatina nel 1700 dalla famiglia Ascalone, e poi diventato il dolce simbolo del Salento leccese. Li potrete trovare ovunque; noi li abbiamo assaggiati appena sfornati nel Bar della Basilica.
Se il Tarantismo era diffuso nel Salento, oggi Melpignano ne raccoglie l’eredità con un grande evento internazionale che attira in estate decine di migliaia di turisti che è la Notte della Taranta, dove balli e musica continuano ininterrottamente a ritmo di pizzica e tamburelli.
Melpignano è un paese che ci è piaciuto moltissimo, un paese che in inverno, non frequentato dai turisti, mostra un fascino surreale.
Interessante l’edificio del Convento degli Agostiniani, ma soprattutto ci ha letteralmente rapito la bellezza del centro storico per l’equilibrio architettonico della Piazza principale, dove un tempo si svolgeva un importante mercato che attirava i veneziani.

La ricerca della pietra filosofale ci porta invece a Corigliano d’Otranto, il paese dove la filosofia è un percorso cittadino fatto di insegne sulle case e frasi scritte sui vasi di coccio nel parco pubblico. Potete richiedere anche un filosofo che vi accompagni lungo il percorso e vi spieghi il significato di ogni frase (informazioni presso l’ufficio turistico).
Qui, si erge imponente il Castello de’ Monti, uno dei più importanti esempi di architettura militare e feudale del Cinquecento in Terra d’Otranto, ancora oggi visitabile e sede di iniziative culturali. Passeggiando per le viuzze, durante il nostro viaggio scoprimmo anche un negozio di artigiani che lavorano il mosaico. Ci spiegano la tecnica, e immaginate i bambini curiosi e rapiti nell’osservare i dettagli delle operazioni, tanto da non voler più andare via.

Gli ulivi millenari. A Strudà, frazione di Acaya, ci si immerge nella campagna salentina, dove solo le grida dei bambini interrompono il silenzio che ci avvolge. Davanti a noi lo spettacolo di una natura millenaria, impersonata dai signori ulivi che, ciascuno con la propria forma, cerca di dirci qualcosa. La metamorfosi è esemplare: bocche che ci chiamano, occhi che ci osservano, ognuno ha una propria espressività, e se davvero parlassero chissà quante storie avrebbe da raccontarci, di uomini, di donne, di contadini e di bambini, che ieri come oggi correvano e gridavano a squarciagola, in un ambiente familiare, per loro quotidiano.

L’ulivo in Salento è tutto: è grazie all’olio che nel Medioevo i signori del Salento e di Lecce si sono arricchiti e hanno potuto costruire quei palazzi sontuosi che oggi ammiriamo. L’olio ricavato dagli ulivi era olio lampante, per le lampade, che illuminavano dal Seicento tutta la città di Londra e non solo. La cultura dell’olio quindi in Salento è qualcosa di imprescindibile, è storia, è cultura, è economia, è vita. Ci raccontano che gli abitanti si sono ribellati alla costruzione di alcune arterie viarie che avrebbero incentivato il turismo, perché avrebbero costretto alla distruzione di ulivi millenari.
Oggi questo è un luogo che richiama alla meditazione, e rende invece i bambini felici, che corrono da un albero all’altro, giocando a nascondino. Al ritorno ci diranno che, tra tutti i luoghi visti, questo è quello che gli è piaciuto di più. Strudà è ancora indicata dal portale turistico regionale come una località circondata da ulivi millenari tra i più significativi del Salento; prima della visita conviene però verificare localmente le possibilità di effettuare percorsi guidati.

Acaya è un piccolo centro rinascimentale, che ci accoglie tra le mura del castello come in uno scrigno prezioso. Voluta da Giangiacomo dell’Acaya, architetto militare dell’imperatore Carlo V, Acaya incarna l’ideale della perfezione, con il suo mastio, le mura, il borgo tracciato da stradine ortogonali. Nel castello, oggi edificio pubblico, vengono organizzati eventi, incontri e mostre d’arte.
La cucina dei ristoratori locali avvolge il nostro palato di sapori di un tempo, veri sapori, che amiamo con gioia e ripensiamo con nostalgia al nostro ritorno. Le melanzane alla parmigiana, la pasta fatta in casa (“sagne” e orecchiette), “ciceri e tria” (la pasta con i ceci), le bruschette con l’olio extravergine…

Sternatia è l’incontro con il griko, la lingua ellenofona storica conservato da una minoranza linguistica salentina, ma anche con gente piena di passione. Ancora oggi il griko è parlato da parte degli abitanti ed è uno degli elementi identitari della Grecìa Salentina. A Sternatia sono conservati antichi frantoi ipogei: tra questi il Frantoio Ipogeo di Palazzo Granafei, uno dei luoghi più interessanti per capire come per secoli veniva prodotto l’olio lampante.

Novoli è una meta per gli amanti del vino, siamo nelle Terre del Negroamaro, uno dei vitigni simbolo del Salento. E qui ogni gennaio torna la Fòcara di Sant’Antonio Abate, un evento sacro dedicato al patrono il cui simbolo è il grande falò costruito con i tralci di vite provenienti dalla potatura. In questa occasione viene allestito un palco con musicisti di livello internazionale, e si svolgono diversi eventi collaterali che ne fanno un appuntamento unico nel suo genere. Novoli è il punto di partenza per un tour delle cantine.
Ultima nostra meta è Gallipoli. Cittadina affollata di turisti durante l’estate, fuori stagione mostra il meglio di sé. Scopriamo un centro storico gradevole in cui passeggiare; la tradizione della cartapesta è ancora fortemente legata all’identità cittadina, soprattutto attraverso i grandi carri allegorici del Carnevale e il lavoro degli artigiani locali. E poi c’è il mare… il mare d’inverno, con i suoi suoni e i suoi profumi. Passeggiamo lungo la cinta muraria che avvolge la città antica e mentre nell’aria vengono sprigionati i sali benefici del mare, ripenso a quanto bello è il Salento, un viaggio totale, anche per lo spirito.
Dove dormire

Lecce. B&B Dimora Vicolo Corto – Via Corte San Cataldo 8/13. È un antico palazzo ristrutturato di recente e diviso in camere e appartamenti con cucina. Offrono la colazione, anche per chi sceglie l’appartamento. Ottimo per l’ubicazione, in pieno centro storico di Lecce e adiacente il Castello di Carlo V. Gli appartamenti sono di varie grandezze, con una o due camere da letto. E’ stato il nostro alloggio e lo consigliamo sia per visitare la città, ma anche come base per visitare l’entroterra.
Sternatia. Tenuta Masseria Chicco Rizzo. La masseria è tuttora attiva e immersa nella campagna della Grecìa Salentina, con 18 camere, ristorante che valorizza i prodotti della tenuta, piscina, orti e frutteti e diverse esperienze da vivere nella natura.

Salice Salentino. Le Scuderie. Le antiche scuderie del castello ospitano oggi un wine resort circondato dai vigneti, con camere e suite, piccolo ristorante, piscina esterna e Private Spa.
Torre dell’Orso. Hotel Belvedere. Si può scegliere di soggiornare in camere sul mare nelle Marine di Melendugno, a Torre dell’Orso in questo elegante hotel con piscina idromassaggio panoramica affacciata sulla baia e ristorante con cucina di mare e della tradizione salentina.
Dove mangiare

Acaya. Nel piccolo centro si trovano diversi locali dove assaggiare la cucina salentina; trattandosi di un viaggio fuori stagione, è sempre meglio verificare preventivamente giorni e periodi di apertura.
Castro Marina. Ristorante La Grotta del Conte. Ristorante storico di Castro Marina, con vista sul mare. Aperto tutto l’anno, si viene qui per gustare il pesce e la pasta fatta in casa. Vengono serviti piatti eccellenti e raffinatezze della tradizione salentina.
Come arrivare
In auto per chi arriva dal Centro-Sud; in aereo lo scalo di riferimento è l’Aeroporto del Salento di Brindisi, a circa 45 km da Lecce. Dall’aeroporto si può proseguire con auto a noleggio, bus o taxi; per un itinerario come questo, che tocca numerosi centri dell’entroterra, l’auto resta la soluzione più pratica.
Informazioni utili
Copyright: FamilyGO. Foto: P. Bertini, L. Xodo



















