Sulle tracce dei lupi. Entracque, Centro Faunistico Uomini e Lupi

Annalisa Porporato e Franco Voglino, autore di Family Go

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Tempo necessario: Weekend

Età bambini:  1-3 anni4-12 anni13-18 anni

L’attesa è lunga, dall’alto dell’altana gli occhi scorrono tra alberi e sassi in una ricerca apparentemente vana… e poi eccolo materializzarsi all’improvviso, tranquillo come se fosse lì da sempre mentre ignora freddamente gli spettatori il cui cuore prende a battere più rapido. Perché è impossibile restare indifferenti alla vista dal vero di un lupo.

Camminare sui passi dei lupi. Verrebbe da pensare alle terre dell’ estremo nord America o ai territori della profonda steppa Russa, ma anche in Italia non è poi così difficile da realizzare poiché sulle nostre Alpi il lupo è ormai tornato in pianta stabile e lungo i sentieri del Parco delle Alpi Marittime è facile immaginare l’imprendibile Ligabue e i suoi fratelli percorrere le creste e le valli.
Non vi inganniamo: non è facile vedere dal vero i lupi in natura. Sono così timidi e sospettosi che pochi possono dire di averli incontrati vis à vis, ma le sue prede e i suoi compagni di vita sono ben visibili e lungo qualsiasi sentiero del Parco capita di incontrare marmotte, camosci, stambecchi e, lassù nel cielo, la sagoma del gipeto che con i suoi tre metri di apertura alare solca silenzioso l’aria.
Per i lupi, è meglio visitare il Centro Faunistico Uomini e Lupi, a Entracque, dove si viene introdotti in un mondo magico che porta poco alla volta a conoscere meglio questo elusivo predatore, sia come animale vero e proprio, sia come personaggio fantastico di storie e leggende.

Ma chi è Ligabue?

     

24 febbraio 2004, lungo la tangenziale di Parma viene investito uno strano cane. Partono le prime cure e dalle analisi genetiche si scopre che non solo è un lupo italiano, ma che si tratta di M15, un animale di dieci mesi già monitorato a dicembre in provincia di Modena (80 km in linea d’aria!). Per gli studiosi è un’occasione: va liberato con un radiocollare satellitare, così da seguirne i movimenti e studiarlo. E qui entra in campo una novità tecnologica: viene sperimentato un innovativo, per l’epoca, sistema gps.
Ligabue, così ribattezzato, recupera così bene che a soli 15 giorni dall’incidente si decide per il rilascio. È l’11 marzo 2004, sotto una fitta nevicata, sul crinale del Parco dei Cento Laghi la gabbia viene aperta e con pochi balzi un po’ affannosi Ligabue scompare alla vista. Ma non dal cuore.
“È come se telefonasse ogni giorno” diranno i ricercatori.
Dopo un periodo tra Appennino emiliano e toscano, punta deciso verso nord e percorre l’Appennino settentrionale, sfiora il mare delle Cinque Terre, si ferma un po’ nella riserva del Monte Antola tra Liguria e Lombardia e quindi si sposta nelle Capanne di Marcarolo tra Liguria e Piemonte. Ma non si ferma mai troppo, irrequieto come il pittore e come il cantante di cui porta il nome. Entra nelle Alpi Marittime e il 29 settembre 2004 arriva al confine con la Francia. Per tutto ottobre vaga tra Francia e Italia attraversando più volte le Alpi Marittime e percorrendo, dal giorno del rilascio, 1.100 km.
Mai nessun animale, prima, era stato “seguito” per così tanto tempo ed è la prova che i lupi delle Alpi sono originari degli Appennini e non, come insinuato, forzatamente introdotti (addirittura paracadutati di notte…).
Per il video sulla sua liberazione: Youtube “Viva il lupo”.

Uomini e Lupi

     

Il Centro Faunistico rappresenta un fiore all’occhiello per il Parco delle Alpi Marittime poiché è l’unico, in area alpina, ad avere l’autorizzazione del Ministero dell’Ambiente per l’accoglienza dei lupi. In parole semplici: solo qui possono venir ospitati gli esemplari feriti.
È diviso in due parti ben distinte. Il primo è il più naturalistico, in località Casermette. Un percorso sensoriale porta da un laboratorio fotografico ad una cucina, da un bosco notturno ad un rifugio di montagna seguendo la storia di Ligabue narrata dalla voce della fotografa Caterina. Ricostruzioni non solo visive ma anche sensoriali, con il profumo della torta appena sfornata, ululati notturni tra gli alberi e l’improvviso sibilo di una teiera che accompagnano il vagabondare del lupo mentre si imparano le sue caratteristiche, il comportamento sociale, le tecniche di caccia… La fine del percorso è su di un’altana di osservazione dalla quale scrutare il territorio che ospita una coppia di lupi stanziali, con i loro sei piccoli nati nel 2016.

     

     

La seconda struttura si trova in pieno centro abitato e porta il visitatore lungo i miti e le leggende che in numerosi popoli vedono il lupo protagonista, nel bene o nel male. Seguendo la voce narrante di Prezzemolo, nonno-cantastorie, si entra in una tenda delle favole per poi passare ad un’officina di biciclette da cui comincia il viaggio attorno al mondo sulle tracce del lupo, fino a sedere comodamente nella sala ottocentesca dominata da ritratti di personaggi austeri come il guardiacaccia, il bracconiere, la vecchia montanara che di colpo prendono vita per raccontare i rispettivi punti di vista sul lupo. Si finisce poi acquattati in una grotta da cui ascoltare la querelle tra pastori, veterinari, guardiaparchi ed escursionisti: il lupo, è un bene o un male per la montagna?

     

Unica avvertenza: alcuni ambienti sono un po’ scuri e talmente suggestivi e realistici che i bimbi un più piccoli potrebbero inquietarsi. Chiedete in biglietteria e vi daranno le informazioni del caso per una “fuga tattica” verso ambienti meno “suggestivamente emotivi”!

Una passeggiata facile: Gias sottano del Vej del Bouc

Si attraversa a piedi il ponte subito prima della borgata di San Giacomo seguendo la segnaletica “Moncolomb”, si passa oltre l’area di sosta “sotto il faggio” (fate caso ai meravigliosi faggi che si trovano qui, perfetti per giocare a nascondino) e si prosegue lungo la strada asfaltata ma chiusa al traffico che sale con tranquilli tornanti immersi in una magnifica faggeta in cui sembrano rifugiarsi fate e folletti. Lungo il tragitto si incontra una bella cascata, diversi esemplari di faggio di notevoli dimensioni ed un punto in cui la roccia sembra creare una sorta di grotta e alle cui spalle si trovano vie di “bouldering” (arrampicata sui massi). In 15 minuti si arriva alle ex Case Reali di Caccia superate le quali la strada si fa sterrata, cominciando a salire in modo più deciso. Si supera il Gias dell’Aiera e si raggiunge il Gias del Rasur dove la strada si pianifica uscendo dal bosco ed inoltrandosi lungo il Pra del Rasur. Con dislivello irrilevante ci si inoltra lungo il vallone tra massi erratici e anse del torrente fino a raggiungere la meta del Gias sottano del Vej del Bouc (1.430 m), dove la sterrata termina. Lungo il percorso è possibile vedere placide mucche al pascolo, il vallone offre numerosi massi su cui “perder tempo” arrampicandosi, mentre il torrente chiama insistentemente bambini che vogliano giocare con lui.
Dati solo andata: 250 metri di dislivello, circa 4 km di lunghezza, circa 1 ora e 30 minuti di percorrenza, difficoltà media.
“Gias del Vei del Bouc” significa “casotto del vecchio del caprone”: in quel luogo solitario, sotto un riparo roccioso, viveva un vecchio saggio in compagnia di un caprone. Morto l’animale, unico amico e conforto del vecchio, anch’egli si spense poco dopo. Il torrente Gesso che nasce sui monti circostanti ebbe pietà di quei due corpi inanimati e li inghiottì, formando in quel luogo un vasto e profondo lago (da “le Alpi Marittime e le Meraviglie del Monte Bego” di Enzo Bernardini).

INFORMAZIONI UTILI

DOVE DORMIRE

Rifugio San Giacomo – in Località San Giacomo di Entracque a 1213 m. di altitudine è una casa del Parco Alpi Marittime che si raggiunge comodamente in auto. Per la cucina si appoggia alla frontale Baita Gelas in cui vengono proposti piatti legati alla tradizione rivisitati. Un tempo sorgeva in questo punto l’Ospedale dei Pellegrini diretti verso Santiago de Compostela.
Locanda del Sorriso – in località Trinità di Entracque, a quota 1090 m. di altitudine, fa anche da ristorante con menù a predominanza di prodotti territoriali a km zero. L’edificio risale al 1939 e la sua funzione originaria era di scuola elementare. Chiusa a causa dello spopolamento della vallata, fu ceduta al Parco delle Alpi Marittime e trasformata in rifugio.

Per informazioni www.parcoalpimarittime.it

 

Copyright: Familygo. Foto di F.Voglino.

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