Viaggi studio all’estero come orientarsi. Una guida per i genitori. Intervista a Stefano De Angelis

Viaggi studio all'estero, intervista a Stefano De Angelis
Patrizia Bertini, autore di Family Go

Autore:

Età bambini:  4-12 anni13-18 anni

La vacanza studio è un’esperienza di formazione e apprendimento, ma anche di sano divertimento! Stefano De Angelis, autore di un’interessante guida per i genitori che si avvicinano per la prima volta ai viaggi studio, ci aiuta a capire come fare scelte consapevoli e adeguate alle esigenze dei nostri figli.

Nel nostro mondo sempre più interconnesso, in cui i confini sembrano spesso evaporare, entrare in contatto con paesi stranieri, non solo per impararne la lingua ma anche per trovarsi di fronte a culture e modi di pensare nuovi, diventa un’esperienza di grande crescita per i nostri ragazzi. Per questo abbiamo intervistato Stefano De Angelis, autore del libro “Ciao mamma! Parto, studio e mi diverto” (edito da Sperling & Kupfer). Si tratta di una guida per un primo orientamento ai viaggi studio all’estero dei propri figli: attraverso la storia di un ragazzo tredicenne – Tommaso – alle prese con la sua prima vacanza studio lontano da casa, il libro risponde alle domande (e ai timori) di molti genitori.

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1. Qualche genitore pensa già alla fine delle elementari di mandare il proprio figlio in vacanza studio all’estero l’estate. E’ troppo presto? Qual è l’età ideale per cominciare?

Non esiste una data ideale perché dipende molto da quanto il bambino è autonomo rispetto a mamma e papà, ma soprattutto dipende da quanto i genitori siano disposti a mandarlo all’estero in tenera età. In Italia è un fenomeno raro che possano partire prima di aver compiuto almeno i 12 anni (e mi sono tenuto basso), ma in altri paesi del mondo partono anche a 7/8 anni affrontando persino voli transoceanici. È bene ricordare che molti tour operators offrono già dai sei anni vacanze studio in lingua (con insegnanti madre-lingua) in Italia, a qualche chilometro da casa, e questo tranquillizza molto le famiglie, che sanno di poter “accorrere” in qualsiasi momento (poi ovviamente ciò non avviene mai perché le ansie sono sempre più dei genitori che non dei bambini).

2. Se il ragazzo non ha voglia di andarci, quali sono i suoi suggerimenti? Riprovarci l’anno dopo, oppure cercare di convincere l’amico del cuore ad andare con lui? Oppure…

Se il bambino/ragazzo non ha voglia di partire occorre capire qual è la rappresentazione che la famiglia o il contesto delle persone frequentate gli hanno descritto. La vacanza studio è una esperienza di crescita, di formazione, di studio, ma anche di sano divertimento, pertanto se il ragazzo è combattuto oppure si rifiuta, è perché probabilmente ha un’idea errata oppure troppo sbilanciata. Talvolta alcuni ragazzi che fanno fatica in generale a socializzare nei loro ambienti sono poi gli stessi che trovano difficoltà a immaginare la vacanza studio come entusiasmante; in quel caso suggerisco che la famiglia o gli amici possano enfatizzare i tanti aspetti positivi che uno studio all’estero offre, può essere una buona chiave di apertura del ragazzo.

3. Famiglia o college? Quali sono i pro e i contro nella scelta. Ai genitori apprensivi cosa consiglia?

Sono due tipologie molto diverse tra di loro. Nell’immaginario collettivo delle famiglie (italiane) c’è l’idea che mandare i ragazzi in famiglia sia come affidarli a dei propri alter ego che si prenderanno cura di loro al 100%, seguendoli come fa la famiglia italiana. In parte ciò è vero, ma solo in parte, perché quando si va in famiglia, specialmente nelle grandi città, a meno che non sia previsto un servizio di taxi (raro), i ragazzi debbono organizzarsi autonomamente per gli spostamenti da casa a scuola e viceversa, e nonostante noi tour operators e la famiglia stessa forniamo tutte le informazioni necessarie, il ragazzo deve essere indipendente nella gestione del tempo, dell’orientamento e dei mezzi pubblici: è quindi una scelta che consigliamo a ragazzi già autonomi. Ovviamente l’esperienza della famiglia è unica perché poi ci si immerge in un contesto di vita locale che davvero ti offre una bella apertura mentale. Invece in college e università gli studenti sono seguiti giorno e notte dal nostro personale e pertanto tutti gli spostamenti vengono organizzati assieme.
Sulla famiglia, specialmente inglese, potremmo parlare ore circa la differenza di cibo, di pulizie, gli animali domestici ecc…, ma ci vorrebbe un’altra intervista :-).

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4. Sono da privilegiare le vacanze studio che alla fine del corso rilasciano una certificazione linguistica?

C’è da fare una distinzione tra attestato e certificazione perché spesso si confondono: il primo viene sempre rilasciato alla fine di un corso, che di solito in una vacanza studio è di almeno 15 ore settimanali, e sono da prediligere quelle scuole o quegli operatori che hanno un accreditamento governativo (ad esempio il British council nel Regno Unito). Tale attestato è sempre spendibile nel curriculum scolastico e dà luogo a crediti formativi.
La certificazione è ben altra cosa, essa è determinata con esame finale da parte di enti certificatori riconosciuti (ad esempio il Cambdrige) che rilasciano il livello di lingua raggiunto dopo il corso. È difficile che in una vacanza studio si riesca contestualmente a prepararsi per un esame finalizzato alla certificazione, perché mediamente occorrono dalle 4 alle 5 settimane di preparazione. In questo caso meglio un “corso di lingua” da fare in autonomia (senza gruppo) ma bisogna avere minimo 16 anni in Europa e 18 anni in USA.

5. Un’altra domanda che molti genitori si pongono riguarda “quanti italiani ci saranno al corso”, perché si sa che più ce ne sono, meno si parla la lingua. A questo proposito che tipo di indicazioni può fornire?

E’ una domanda molto intelligente che denota genitori preparati; consiglio di leggere bene le proposte degli operatori che (se sono seri) specificano sempre molto chiaramente se si sta acquistando un pacchetto studio in classi internazionali oppure in classi di soli italiani. Per esempio il mio operatore (Giocamondo) ha 2 categorie di programmi che si chiamano “international” – con classi internazionali garantite – e “international plus”, con l’ulteriore garanzia di fare anche attività ed escursioni con i coetanei internazionali, per una full immersion davvero intensa.

Informazioni Utili

Viaggi studio all'estero per bambini, il libro di Stefano De Angelis


Stefano De Angelis è CEO e general manager di Giocamondo
, azienda fondata nel 2004 per la progettazione e l’organizzazione di vacanze studio per ragazzi e senior, in Italia e all’estero. Il libro “Ciao mamma! Parto, studio e mi diverto” lo trovate in vendita anche online.

 

 

 

 

Copyright: Familygo. Foto di Sperling & Kupfer

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