La Biennale Arte di Venezia 2026 con i bambini: invito all’ascolto sulle “note minori”

Anatomy of the Magnolia Tree © A. Avezzù
Elisa Brenna, autore di Family Go
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Tempo necessario: 1 giorno
Età bambini:  1-3 anni4-12 anni13-18 anni

Installazioni che evolvono nel tempo, un’intera stanza rivestita di cartoline, curiose teste vermiglie che emergono dalle acque dell’Arsenale e foreste popolate da creature misteriose. La Biennale Arte di Venezia 2026 invita bambini e ragazzi a esplorare un mondo sospeso tra natura, immaginazione e memoria. Un’edizione immersiva che, attraverso le sue “note minori”, prova a contrastare il rumore e a riportare al centro l’ascolto.

Rallentare, riconnettersi, immaginare: queste le parole chiave della 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, curata da Koyo Kouoh e visitabile fino al 22 novembre 2026 nelle consuete sedi dell’Arsenale e dei Giardini.

Il titolo scelto per questa edizione, In Minor Keys, prende in prestito il linguaggio della musica e richiama le tonalità minori: quelle più intime, profonde e silenziose, capaci di lasciare una traccia sottile ma imperitura.

Come ha osservato il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, in un mondo in cui le voci si sovrappongono fino a confondersi, questa edizione prova a creare uno spazio di ascolto più raccolto e umano. Perché, è bene ricordarlo ai bambini, ma anche a noi stessi, non sempre ciò che conta fa rumore e le cose più importanti non sono quelle urlate, ma quelle sussurrate.

Molte opere di questa edizione invitano infatti a soffermarsi su dettagli che, spesso, rischiano di passare inosservati. Ed è forse per questo che i bambini si trovano così bene alla Biennale: entrano nei padiglioni senza la preoccupazione di dover capire tutto, lasciandosi guidare dalla curiosità e dalle emozioni che incontrano lungo il percorso.

Alcuni padiglioni, più di altri, riescono a trasformare questo invito all’ascolto in un’esperienza capace di coinvolgere anche bambini e ragazzi. Vediamoli insieme.

Biennale Arte 2026: i padiglioni da non perdere con bambini e ragazzi

The House of Leaking Sky © A. Avezzù
Padiglione Estonia © A. Avezzù

Se c’è un padiglione che racconta perfettamente l’idea di un’arte in continuo divenire, è quello dell’Estonia. Con The House of Leaking Sky, l’artista Merike Estna trasforma una grande tela bianca in un’opera che evolve per tutta la durata della Biennale. Giorno dopo giorno compaiono nuovi segni e nuovi colori. Un’occasione rara per vedere l’arte mentre accade e scoprire che dietro ogni opera ci sono tempo, pazienza e trasformazione.

How Many Angels Can Dance on the Head of a Pin? © J. Salvi
Padiglione dei Paesi Nordici © J. Salvi

Nel Padiglione dei Paesi Nordici va in scena una metamorfosi che affascina adulti e bambini. Dalla corteccia di un enorme albero caduto emergono figure in ceramica che sembrano prendere forma dalla natura stessa. Una mela rossa, un topolino gigante, creature dei boschi e una sirena che risuona a intervalli regolari trasformano lo spazio in un luogo sospeso tra realtà e immaginazione.

Los restos © M. Zorzanello
Padiglione Spagna © M. Zorzanello

Il Padiglione Spagna scatenerà un po’ di nostalgia nel cuore di noi genitori e incuriosirà i ragazzi. Qui l’intero spazio è stato ricoperto da migliaia di cartoline raccolte nei mercatini di tutto il mondo. Un oggetto che ci ha accompagnati per tutta l’infanzia e di cui oggi i bambini non sanno quasi nulla. In un’epoca di fotografie che accumuliamo nei telefoni e spesso dimentichiamo, la tangibilità diventa qualcosa di prezioso. Perché le cartoline non sono semplici fotografie ma ricordi scritti a mano, parole e saluti da località lontane che hanno viaggiato nel tempo fino ad oggi.

Conference of one’s self © M. Zorzanello
Padiglione Australia © M. Zorzanello

Chiude idealmente questo percorso il Padiglione Australia di Khaled Sabsabi. Qui suoni, immagini e luci costruiscono un’esperienza immersiva che invita a rallentare il passo e ad ascoltare il pulsare costante della vita. In una Biennale che parla di attenzione e presenza, è forse uno dei luoghi che meglio restituisce il significato di In Minor Keys.

Le opere più suggestive tra Arsenale e Giardini

Se i padiglioni raccontano le grandi storie della Biennale, alcune opere riescono a condensarne lo spirito in un’unica immagine. Sono quelle che catturano immediatamente lo sguardo, accendono la curiosità e invitano a fermarsi qualche minuto in più. Ecco quelle che ci hanno colpito maggiormente.

Les Filles d’Ouranos © M. Zorzanello
Teste vermiglie all’Arsenale © M. Zorzanello

Tra le immagini che restano impresse più a lungo ci sono le misteriose teste vermiglie dell’artista irlandese Alice Maher che emergono dalle acque dell’Arsenale. La prima reazione è quasi sempre la stessa: fermarsi. Compaiono all’improvviso tra riflessi, pietra e cielo e per qualche istante sembra davvero che Venezia nasconda creature emerse da una leggenda.

Amalgam © M. Zorzanello
Amalgam © M. Zorzanello

Poco distante, un’altra presenza monumentale cattura immediatamente l’attenzione. È Amalgam (Origin) di Nick Cave: una figura imponente sormontata da una spettacolare corona di rami, fiori e uccelli. Da lontano colpisce per le dimensioni, ma è avvicinandosi che rivela il suo fascino. Ogni dettaglio sembra invitare a guardare meglio e più a lungo.

The Council of the Mother Spirits of the Animals © J. Salvi
Assemblea degli animali © J. Salvi

Molto potente anche l’installazione dell’artista peruviana Celia Vásquez Yui. Una sorta di assemblea di animali occupa lo spazio come se fosse riunita per discutere questioni importantissime. Viene spontaneo chiedersi chi stia parlando, chi stia ascoltando e perché tutti quegli sguardi sembrino rivolgersi proprio a noi. Un’opera che riesce a farci immaginare un mondo in cui anche la natura possa avere una voce.

Seat Assignment © M. Zorzanello
Giochi d’infanzia © M. Zorzanello

Diversa per tono, ma altrettanto memorabile, è l’opera di Nina Katchadourian. L’artista ricostruisce il mondo immaginario nato dai giochi condivisi con il fratello: pupazzetti, famiglie inventate, imprese eroiche e rituali fantastici. Un promemoria di quanto l’immaginazione sia spesso il primo e più potente strumento creativo che abbiamo a disposizione.

La Biennale per i bambini: visite guidate e laboratori

Anche nel 2026 la Biennale dedica particolare attenzione alle famiglie grazie al programma Educational, che propone visite guidate, laboratori e attività interattive pensate per avvicinare bambini e ragazzi all’arte contemporanea in modo coinvolgente e partecipativo.

Oltre alle visite guidate per famiglie “su misura”, costruite attorno a temi e opere selezionate dell’Esposizione, nei weekend sono previste visite family friendly con laboratorio, consigliate per bambini dai 5 ai 12 anni. I percorsi, disponibili in italiano e su prenotazione, hanno un taglio didattico e interattivo calibrato sull’età dei partecipanti e si svolgono il sabato alle 16 all’Arsenale e la domenica alle 16 ai Giardini. Il costo è di € 10 a persona per sede, mentre l’ingresso alla mostra è gratuito per i bambini fino a 12 anni.

Inoltre, i bambini fino a 6 anni entrano sempre gratuitamente e sono previste tariffe ridotte per studenti e under 26.

Informazioni utili

La Biennale Arte 2026 è visitabile fino al 22 novembre tra Giardini e Arsenale di Venezia. Da maggio a settembre gli spazi sono aperti dalle 11 alle 19, con aperture serali dell’Arsenale il venerdì e il sabato fino alle 20. La mostra è chiusa il lunedì, ad eccezione del 1° giugno, 7 settembre e 16 novembre.

Con i più piccoli il consiglio è quello di scegliere poche tappe e concedersi tempo per esplorare davvero gli spazi. Per programmi, aggiornamenti e dettagli sulle attività Educational è possibile consultare il sito ufficiale della Biennale: www.labiennale.org/it/arte/2026.

 

Copyright: FamilyGO. Foto: La Biennale di Venezia / Andrea Avezzù, Jacopo Salvi, Marco Zorzanello

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