Elephant Nature Park in Thailandia: l’occasione unica di vedere gli elefanti salvati dai lavori forzati

Elephant Nature Park in Thailandia: l’occasione unica di vedere gli elefanti salvati dai lavori forzati
Valentina Dirindin, autore di Family Go
Tempo necessario: 1 giorno
Età bambini:  1-3 anni4-12 anni13-18 anni

Un santuario dove vengono salvati e protetti elefanti maltrattati da chi li utilizza a fini turistici o per il lavoro nei campi e nei boschi: una giornata all’Elephant Nature Park a Chiang Mai, in Thailandia, è un’occasione unica di conoscere da vicino le storie strazianti di questi animali meravigliosi, e di spiegare ai bambini perché è importante lasciarli liberi e non toccarli.

Gli elefanti, in Thailandia, sono un’attrazione per turisti, e non è una cosa positiva. Spesso vengono maltrattati, sedati, spettacolarizzati a uso e consumo di chi, per qualche euro, li mostra o li fa cavalcare a chi viene qui in visita. Sono pratiche molto comuni, che però per fortuna si stanno perdendo, a favore di quelli che vengono definiti Santuari degli Elefanti: posti incredibili in cui questi meravigliosi animali vengono salvati, protetti, accuditi e lasciati liberi di vivere la loro vita. I turisti li possono vedere, sì, ma non toccare, non trattare come animali domestici, cosa che non sono.

Visitare uno di questi santuari non è solo un’esperienza meravigliosa, una di quelle che valgono il viaggio, ma è anche un’occasione fortemente educativa per i bambini: a loro, che forse preferirebbero toccarli, accarezzarli e giocare con loro, va spiegato tutto questo. Va spiegato che gli elefanti meritano di vivere liberi nella natura, di non essere schiavizzati per il piacere di noi turisti, e di essere lasciati selvaggi e bellissimi come sono.

Per chi sta organizzando un viaggio in Thailandia con bambini, come raccontiamo nella nostra guida per scoprire la Thailandia con bambini, questa è una delle esperienze più significative da fare insieme.

Il santuario degli elefanti di Chiang Mai
Il santuario degli elefanti di Chiang Mai

Attenzione però: la moda dei santuari degli elefanti fa sì che molti che si professano tali non lo siano realmente. Vale dunque la pena di sceglierne uno davvero “hands off”, dove gli animali si possono guardare – anche a distanza ravvicinata, approfittando del fatto che sono esseri docili – ma non toccare, rispettando il loro spazio e il loro habitat. Niente bagni con loro, niente contatti fisici: un vero santuario degli elefanti non consente nulla di tutto questo, e – credetemi – non si sente la mancanza di nulla, anzi.

Il nostro consiglio è di scegliere l’Elephant Nature Park a Chiang Mai, il santuario della Save Elephant Foundation, creato nel 2003 da Saengduean Chailert, chiamata da tutti Lek, una donna che ha dedicato la sua intera vita a salvare gli elefanti.

La storia di Lek e dell’Elephant Nature Park

Lek è nata e cresciuta in un villaggio poco distante da Chiang Mai. Per tutta la sua vita ha visto intorno a sé uomini che utilizzavano gli elefanti per gli scopi più disparati, che li addomesticavano con la forza e li piegavano alle loro volontà. Elefanti che diventavano attrazioni per i turisti, elefanti che con la loro forza servivano a disboscare aree o a trasportare pesi enormi. Elefanti maltrattati, picchiati, malnutriti, privati della loro libertà e di ogni tipo di gioia.

Il suo è stato un percorso graduale verso la convinzione che tutto ciò non fosse giusto, e che fosse necessaria un’inversione di rotta.

Saengduean Chailert, chiamata da tutti Lek, fondatrice del santuario
Saengduean Chailert, chiamata da tutti Lek, fondatrice del santuario

Così, dopo essersi dedicata per molti anni a soccorrere gli elefanti feriti e maltrattati, o quelli anziani e ormai inabili al lavoro, Lek è riuscita nel 2003 a creare un rifugio per loro nella valle di Mae Taeng, vicino a Chiang Mai, nel nord della Thailandia.

Qui oggi si è creata, con un grande lavoro da parte sua e della grandissima squadra che la circonda, una realtà incredibile, un vero santuario dove gli elefanti vengono soccorsi, curati, riabilitati e reinseriti nel loro habitat naturale, liberi per quanto può esserlo un animale da sempre cresciuto in cattività. L’Elephant Nature Park è stato il primo progetto di questo tipo in Asia, e ha contribuito a costruire quella cultura che oggi fa sì che ce ne siano sempre di più, perché i turisti hanno in gran parte capito che è questo il modo giusto di interagire con questi animali, anteponendo il rispetto nei loro confronti alla voglia di toccarli, coccolarli, accarezzarli o cavalcarli.

Elephant Nature Park a Chiang Mai
Elephant Nature Park a Chiang Mai

Qui oggi si trovano 126 elefanti (oltre a una gigantesca colonia di gatti, e capre, maiali, cavalli, conigli, bufali e molti altri animali salvati), divisi in piccoli gruppi che piano piano diventano famiglia, perché gli elefanti sono molto legati al loro branco. Ognuno di loro è stato salvato da una situazione problematica, e di ognuno di loro si può apprendere una storia, straziante ma al contempo bellissima, perché finisce con la salvezza. Gli elefanti vengono acquistati, pagati meno del loro valore perché magari anziani, feriti, malridotti, diventati aggressivi, e vengono portati qui per iniziare una nuova vita. A ognuno di loro viene assegnato un mahout, un keeper, che se ne prende cura per tutta la giornata.

“Se è vero che gli elefanti hanno una memoria lunghissima – chiede mio figlio Leonardo alla nostra guida – si ricorderanno di quello che hanno subito?” “Certamente – risponde lui – ma almeno non penseranno per sempre che l’uomo è cattivo: prima di venire qui, non avevano nessun ricordo felice”.

L’Elephant Nature Park: la nostra esperienza

Esistono diversi tipi di esperienze da fare all’Elephant Nature Park, dalla mezza giornata (2500 bath a persona, circa 66 euro, con lo sconto del 50% per i bambini fino agli 11 anni) al pernottamento all’interno del santuario (5800 bath, 155 euro, con il 50% di sconto per i bambini). Quello che vi consigliamo di fare è di fermarvi almeno per un’intera giornata, perché l’esperienza è di quelle che valgono una vita intera.

Si parte la mattina presto, con un pulmino che va a recuperare i partecipanti direttamente al loro hotel (o in punti di ritrovo prefissati) in Chiang Mai, e nel giro di un’oretta si arriva nelle rigogliose foreste del Nord della Thailandia.

La SkyWalk per osservare gli elefanti dall'alto
La SkyWalk per osservare gli elefanti dall’alto

Qui si viene accolti in una bellissima e sorridente struttura all’aperto, dove vengono spiegate le istruzioni per l’intera giornata. Si comincia con la SkyWalk, la passerella sopraelevata che consente di vedere gli elefanti in branco dall’alto. La cosa buffissima sono già i primi minuti, quando mentre ci avviciniamo alla passerella un elefante affamato e incuriosito ci lancia addosso qualche pietrolina per attirare la nostra attenzione e chiederci del cibo. Poi, si sale e si percorre la lunga strada che ci porta a conoscere questo branco di elefanti, le loro storie, scoprire curiosità (lo sapevate che la gestazione di un’elefante dura due anni?), fare tante domande. “Ma è vero che gli elefanti hanno paura dei topi?” è una delle tante cose che chiede Leo alla nostra guida. “In realtà sono infastiditi da qualsiasi cosa sia più piccola di loro”.

Prepariamo il cibo per gli elefanti
Prepariamo il cibo per gli elefanti

Dopo la sky walk arriva il momento di preparare loro un po’ di cibo da mangiare: si inizia a tagliare una grande cassetta di frutta a pezzi, e ci si munisce di secchi di plastica da riversare in una mangiatoia, dove i golosi elefanti banchetteranno.

E glielo consegnamo!
E glielo consegnamo!

Poi anche per noi umani arriva l’ora del pranzo, e si torna alla base. Per gli ospiti viene allestito un grandissimo e ricchissimo buffet self service totalmente vegano, con tante preparazioni thailandesi davvero buonissime. Tempo di un caffè e di un po’ di shopping al negozio di souvenir (ce ne sono di meravigliosi, e contribuiscono tutti a tenere in piedi la fondazione, quindi non siate avari e fate qui tutti i vostri regalini!) e si riparte per il momento più emozionante della giornata: la camminata in mezzo agli elefanti.

Gli elefanti con i loro keeper
Gli elefanti con i loro keeper

Con qualche precauzione – stare quieti, non agitarsi, allontanarsi qualora la guida dica di farlo, non avvicinarsi mai più di qualche metro – qui si può passeggiare tra un branco di elefanti bellissimi, guardandoli mentre fanno il bagno nel fiume o mentre mangiano. E scoprendo le loro storie, magari nascosti all’interno delle recinzioni (create per gli uomini, e non per gli animali, in un’inversione dei ruoli che dice molto sulla filosofia di questo posto) da dove si può aspettare che gli elefanti si avvicinino per osservarli ancora meglio.

L'elefantina Shaba fa il bagno nel fiume
L’elefantina Shaba fa il bagno nel fiume

Conosciamo Shaba, una meravigliosa elefantina di cinque anni nata qui (come ci spiegavano, a volte arrivano elefantesse gravide senza che nessuno lo sappia, visto che la gestazione è così lunga). Poi Sri nuen, la femmina più grande del parco, un’imponente e fiera elefantessa che è un onore restare a guardare. Ci sono animali dalla storia tristissima, come Jo kin, che è stata accecata dai suoi due padroni nel tentativo (vano) di ammansirla dopo che era impazzita e diventata aggressiva con gli uomini per aver perso il suo piccolo, probabilmente abortito a causa del troppo lavoro. Le loro storie, dicevamo, possono essere strazianti, ma è bello sapere che ora sono qui, al sicuro e sereni.

Gli elefanti del santuario
Gli elefanti del santuario

Ai bambini non risparmiamo questi racconti: è bene che sappiano l’importanza di questo luogo, e che capiscano perché abbiamo scelto un posto dove gli animali non si possono toccare, magari apparentemente rinunciando a qualcosa ma, alla fine, senza perdersi nulla di un’esperienza bellissima ed emozionante come forse nessuna prima della vita. Ce lo chiediamo apertamente, se ci sia mancato accarezzarli, e la risposta, sincera, è no: è stato bellissimo vederli così, avvicinarli quel tanto che basta da sentirli amici, ma rispettare il loro essere selvaggi, figli della natura.

Ponsawan, il nostro elefante preferito
Ponsawan, il nostro elefante preferito

Alla fine, con i bambini, scegliamo un elefante da adottare, facendo una donazione al parco. Ascoltiamo le loro storie, guardiamo le loro fotografie nelle cartoline in vendita allo shop, e immediatamente capisco quanto i bambini abbiano colto tutto il bello di questa avventura.

Sono loro a dire che sceglieranno l’elefante più malridotto, quello che sembra avere più bisogno di cure. Non il più bello, non il più tenero, non il più piccolo o il più “cute”, come dicono i ragazzini di oggi. Ma il più bisognoso del nostro aiuto. La scelta (è un gioco, la donazione andrà all’associazione, e non al singolo elefante, naturalmente) ricade su Ponsawan, il cui nome significa “benedizione dal cielo“: un’elefantessa finita su una mina al confine Thailandia e Birmania, dove veniva utilizzata per il disboscamento illegale. L’esplosione le ha praticamente distrutto una zampa, ma dopo che è stata portata qui ha trovato un posto nel branco, e ha fatto amicizia con altri elefanti. Una scelta bellissima.

Informazioni utili

www.elephantnaturepark.org
www.saveelephant.org

 

Copyright: FamilyGO. Foto: V. Dirindin, Save Elephant Foundation

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